ANNO DELLA FEDE E NUOVA EVANGELIZZAZIONE

CAMMINARE, EDIFICARE, CONFESSARE PER CUSTODIRE L’UMANO

Roma, Casa Frate Jacopa, 26-28 aprile 2013

In questo tempo speciale di grazia dell’Anno della Fede, il Convegno “Anno della Fede e nuova evangelizzazione” si è svolto con grande intensità avendo come finalità il rinvigorire la nostra fede assieme alla responsabilità e alla gioia di renderne testimonianza. Le parole evocative di Papa Francesco “camminare, edificare,  confessare” per “custodire” l’umano, hanno costituito l’orizzonte in cui si sono calate le profonde riflessioni dei due eminenti relatori: S. Em.za il Card. Velasio De  Paolis e Don Massimo Serretti, docente di teologia dogmatica (Università del Laterano), suscitando la consapevolezza che la fede è per la vita, per la nostra  maturazione umana, ma al tempo stesso è custodia della vocazione umana dell’umanità, rispetto al rischio sempre presente della barbarie, conseguenza  dell’impoverimento dell’umano. La relazione del Card. De Paolis ”Nuova evangelizzazione: annunciare Gesù Cristo, primogenito di ogni creatura e modello di ogni  uomo” (pubblicata integralmente nelle pagine a seguire), in modo articolato e coinvolgente ha proposto una chiara lettura della situazione attuale portando ad  interrogarci sulle cause della secolarizzazione imperante oggi, dove l’uomo chiuso in se stesso sentendosi padrone e arbitro di tutto, è un uomo chiuso alla speranza;  una realtà che ci interpella particolarmente alla responsabilità di ritornare ad annunciare Cristo, ricordando che la nostra vita, posta nella comunione con  Cristo nostra speranza, è fatta per essere donata. Il Vangelo ci guida a vivere questa storia di amore sulle orme di Cristo che ci chiama a percorre la sua stessa  strada. Don Massimo Serretti ha proposto due interventi. Nel primo “Dal desiderio naturale di Dio alla fede” con molta lucidità ha evidenziato come la dottrina del  desiderio ci aiuti ad intendere meglio le cose che sono di Dio, purificando le nostre illusorie rappresentazioni di Dio e non attribuendo al Signore le nostre visioni. Ci aiuta a mantenere ben netto il limite, anche quando il Signore viene a noi dandoci parte di sé, a partire dalla rivelazione di sé che precede l’atto della fede. L’atto di fede costituisce un salto rispetto al desiderio naturale di Dio, che non è “proporzionato” alla realtà di Dio. È solo la primalità dell’azione di Dio che ci consente l’atto  della fede. E dunque riconoscere il Signore è importante: porta ad essere se stessi, ad avere coscienza della propria umanità e a prendere coscienza della grazia di  Dio. Col Battesimo nel compiere l’atto della fede, aderiamo alla fede che è stata posta in noi dal Signore; qui sta la nostra risposta. Nel secondo intervento “Se con la  tua bocca proclamerai: ‘Gesù è il Signore!’ (Rm 10,9). ‘La fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore” (Papa Francesco), Don Massimo  ha fortemente messo in evidenza come l’ingresso nella fede non sia possibile senza “l’uscire”, senza “il pellegrinaggio fuori di sé”. La professione di fede richiede ancora di più questo pellegrinaggio in una costante ricerca del volto di Dio. Fare la professione di fede davanti al mondo significa portare il Dio di fede sempre sapendo che è Dio che è fedele. La nostra fede è la risposta alla fedeltà di Dio. Portare la parola con la bocca e con il cuore sta ad indicare che in questa risposta è  coinvolta la totalità di noi tessi. La testimonianza, il martirio, non è un dovere in più aggiunto alla professione di fede, riguarda la nostra identità di credenti, risponde ad  un dato d’essere; è semmai la “non professione” il problema che mette in dubbio la mia stessa chiamata. Dentro la verità che dà consistenza alla vita, il cristiano  è dentro ciò che il Signore stesso gli comunica di sé attraverso lo Spirito. Luoghi normali della consegna della fede – ha concluso il relatore – sono la famiglia, la  comunità in cui c’è la condivisione della fede, i luoghi pubblici, ma non ci può essere “professione della fede” senza “il pellegrinaggio di fede in fede”: bisogna arrivare  infatti non solo al Dio della fede ma al pellegrinaggio continuo per implorare la pienezza della fede. Le importanti riflessioni proposte hanno stimolato una significativa partecipazione di tutti gli intervenuti, riportando ancora una volta al nostro cuore la misericordia del Signore che sempre ci pone nella possibilità di“ricominciare”. La due giorni ha avuto il suo completamento naturale con la visita alla Mostra dell’Anno della Fede “Il cammino di Pietro” (quasi un compendio dei  contenuti proposti attraverso il percorrere l’esperienza di fede di Pietro) e con la parola del Santo Padre all’Angelus in Piazza S. Pietro gremita per la Giornata dei  Cresimandi.

A cura di Argia Passoni